“La mafia, oggi, non ha più il volto dei morti ammazzati per strada, ma della corruzione. Per questo è necessario saper leggere il proprio territorio così da arrivare a discernere tra ciò che è bene e ciò che non lo è”.
Questo è solo un estratto dell’intervento di Don Pino de Masi, parroco di Polistena e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, che ieri, al Cinema-Teatro Valgraziosa di Calci, ha incontrato, tra i vari, i giovani che hanno partecipato ai campi estivi di Libera.

L’incontro organizzato dal Presidio provinciale di Libera Pisa e dai volontari dell’associazione Ora Legale, è stato fortemente voluto e promosso anche dall’amministrazione comunale e da Don Antonio, parroco di Calci, che ha mediato per favorire la partecipazione proprio di Don Pino.
Gli spunti di riflessione sono stati molteplici e raccontano di un traguardo: “il recupero di un NOI collettivo, anche in zone che spesso si identificano per il forte personalismo”.
Il recupero di una identità collettiva nella lotta alle mafie, è una necessità per fare dell’operato di associazioni come Libera, talvolta silenziose, ma mai assenti, un vero e proprio strumento di “giustizia sociale”. Questo si realizza – aggiunge Don Pino – laddove ciò che è diritto viene scambiato per favore, mentre così non dovrebbe essere: creare e dare lavoro alla gente, ad esempio, è qualcosa che le spetta per diritto.

Spesso abbiamo a che fare con ‘sistemi’ ancora chiusi, dove ciò che era connivenza tra Stato e Mafia, oggi è appare come un pericoloso esempio di promiscuità: la Mafia è diventata lo Stato.
Da qui la succitata necessità di saper leggere il proprio territorio, fare scelte forti, come ad esempio quella di chi, come Don Pino, ha preferito rimanere nella sua terra d’origine lottando per ed insieme alla sua gente.
Da buon calabrese non disdegna il ricorso anche a qualche termine dialettale, quasi a voler sottolineare l’enfasi insita nel suo discorso, contrassegnato da un importante messaggio: “L’esistenza della ‘ndrangheta è una questione di consenso; il problema non è la ‘ndrangheta difronte all’altare, ma l’altare difronte alla ‘ndrangheta”.

C’è sempre un’altra via, si chiama legalità: la via di chi nega il proprio consenso alla mafia pensando agli effetti prima ancora che alle conseguenze della sua scelta; quella di chi agisce, si mette in discussione, perché anche il ‘non fare’ è una forma tacita di consenso.